Salvemini, Gaetano
Tipologia Fondo
Data cronica
- 1898 - 1957
Note
- Ad oggi l'archivio Salvemini non dispone di un inventario informatizzato. In questa scheda si fornisce una descrizione d'inseme dell'archivio e dei relativi strumenti di ricerca editi.
Link esterni
Contenuto
- Il fondo raccoglie i manoscritti delle opere, i testi delle lezioni universitarie e di una parte delle conferenze tenute da Salvemini, il vastissimo epistolario di quest'ultimo con esponenti del mondo della cultura e della politica, soprattutto italiani e statunitensi.
Il fondo è diviso in due parti:
1- Manoscritti e materiali di lavoro, suddivisa a sua volta in 17 sezioni (87 buste totali), che possono essere raggruppate come di seguito indicato:
a) Carte Salvemini (1898-1957) suddivise in quattro sezioni, per un totale di 140 fascicoli, contenenti in particolare: "atti e documenti" personali (certificati, attestati, materiale contabile, ecc.); "manoscritti "di opere storiche, di saggi, di articoli e note politiche; "diari, agende e taccuini" relativi, in particolare, ad alcuni momenti salienti della vita di Salvemini ("Memorie e soliloqui": sugli anni dell'avvento del fascismo, il diario del viaggio in Italia nel 1947, entrambi editi); "materiali preparatori" relativi in massima parte alle opere storiche e comprendenti trascrizioni e copie di fonti archivistiche, note di lettura, bibliografie, appunti sparsi, stesure preparatorie di scritti; "testi di conferenze e lezioni universitarie", sia degli anni precedenti all'esilio, che del periodo di insegnamento presso l'Harvard University; "ritagli di giornali e di rivista, estratti", contenenti saggi storici e articoli di contenuto politico, sia di Salvemini che di altri autori; "raccolte di lettere" in originale o copia, relative in particolare a determinate fasi dell'attività politica di Salvemini (soprattutto gli anni della ripresa dei contatti con l'Italia dopo la seconda guerra mondiale).b) Celebrazioni salveminiane e pubblicazione delle Opere (1957-1977) comprendente due sezioni per un totale di 11 fascicoli, contenenti: "corrispondenza" e carteggio vario del comitato per la pubblicazione delle "Opere" di Gaetano Salvemini; "atti e documenti" relativi alla morte di Salvemini e a varie iniziativi di celebrazione della sua figura; "manoscritti" anche originali di Salvemini, utilizzati dai curatori dell'edizioni delle "Opere"; "Materiali preparatori " relativi alla pubblicazione delle "Opere"; "Raccolte di materiale bibliografico", con copie o trascrizioni di scritti di Gaetano Salvemini
c) Carte donate o aggregate (1913-1969), suddivise in sette sezioni (Carte Ugo Ojetti; Carte Elsa Dallolio; Carte Isabel Massey; Carte George La Piana; Carte Enzo Tagliacozzo; Carte Iris Origo; Carte Ruffino-Benzoni) per un totale di 37 fascicoli, contenenti: Corrispondenza con lettere originali di Salvemini; "manoscritti" originali di scritti di S. o di altri (Giorgio La Piana, Enzo Tagliacozzo) anche su Salvemini; "testi di conferenze e di lezioni" universitarie di Salvemini; "ritagli di giornali" con scritti di Salvemini o su di lui. d) Pubblicazioni e fotografie (1906-1978), suddivise in due sezioni, per un totale di 7 fascicoli, contenenti: ritagli di giornali e riviste e raccolte di materiale bibliografico (libri, opuscoli ed estratti), di giornali e riviste con scritti di Salvemini o su di lui; materiale iconografico, costituito, in particolare, da fotografie, con pochi negativi, in parte originali, in parte in riproduzione relative a Salvemini, alla sua famiglia, ad amici e colleghi, a luoghi e celebrazioni salveminiane. e) Archivio Salvemini e bibliografia salveminiana (1957-1980), suddivise in due sezioni, per un totale di 10 fascicoli, contenenti "atti e documenti" (inventari, elenchi, carteggio) relativi ai lavori di riordinamento e di inventariazione e alla gestione dell'archivio Salvemini nel periodo in cui era conservato a Roma nonché alla redazione della bibliografia salveminiana.
2- Corrispondenza, ripartita nelle seguenti sezioni:
a) Lettere di Salvemini fino al 1925; b) Lettere di Salvemini fino al 1925; c) Lettere di Salvemini dal 1926 al 1957; d) Carteggio Salvemini -Ernesto Rossi; e) Lettere a Salvemini fino al 1925; f) Lettere a Salvemini dal 1926 al 1957; g) Lettere del periodo americano; h) Lettere di corrispondenti non identificati ed altro materiale da attribuire.
Tra i corrispondenti si segnalano: Giorgio Agosti, Luigi Albertini, Giovanni Amendola, Bernardino Barbadoro, Corrado Barbagallo, Michele Barbi, Enrico Bassi, Riccardo Bauer, Giuliana Benzoni, Bernard Berenson, Leonida Bissolati, Ernesta Bittanti Battisti, Roberto Bolaffio, Giuseppe Antonio Borgese, Armando Borghi, Leone Caetani, Vincenzo Calace, Piero Calamandrei, Michele Cantarella, Delio Cantimori, Aldo Capitini, Marion Cave Rosselli, Giovanni Cena, Nicola Chiaromonte, Raffaele Ciasca, Ettore Ciccotti, Tristano Codignola, Elio Conti, Benedetto Croce, Fernande Dauriac Luchaire, Tammaro De Marinis, Mario Delle Piane, Giuseppe Donati, Luigi Emery, Cipriano Facchinetti, Giuseppe Faravelli, Guglielmo e Gina Ferrero, Beniamino Finocchiaro; Giustino Fortunato, Alessandro Galante Garrone, Tommaso Gallarati Scotti, Alfredo Galletti, Aldo Garosci, Giovanni Gentile, Arcangelo Ghisleri, Piero Gobetti, Giuseppe Kirner, Vito Laterza, Giuseppe Lombardo Radice, Emilio Lussu, Gino Luzzatto, Giuseppe Emanuele Modigliani, Ugo Guido Mondolfo, Augusto Monti, Oddino Morgari, Umberto Morra di Lavriano, Ugo Ojetti, Carlo Placci, Giuseppe Prezzolini, Egidio Reale, Romain Rolland, Niccolò Rodolico, Carlo Rosselli, Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani, Filippo Turati, Giovanni Vailati, Pasquale Villari, Girolamo Vitelli, Gioacchino Volpe, Umberto Zanotti Bianco.
Strumenti di ricerca
- Istituto storico della Resistenza in Toscana, Archivio Gaetano Salvemini. I Manoscritti e materiali di lavoro, inventario a cura di S. VITALI, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali - Ufficio centrale per i beni archivistici, 1998
Comitato per la pubblicazione delle opere di Gaetano Salvemini - Istituto storico della Resistenza in Toscana, Archivio Gaetano Salvemini. Inventario della corrispondenza, a cura di A. BECHERUCCI, con la collaborazione di G. BONINI, Bologna, CLUEB, 2007
Consistenza rilevata
- Consistenza (testo libero)
- bb. 177
Storia istituzionale/Biografia
- Gaetano Salvemini nacque a Molfetta l'8 settembre 1873. Compiuti gli studi ginnasiali e liceali in seminario, per la mancanza di mezzi economici della famiglia, nel 1890 vinse una borsa di studio presso l'Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento di Firenze dove frequentò, fra gli altri, i corsi di Achille Coen, Girolamo Vitelli, Felice Tocco e Augusto Conti e dove, sotto la guida di Pasquale Villari e Cesare Paoli, si laureò con la tesi "La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze", pubblicata nel 1896. A Firenze compì anche la propria iniziazione politica, frequentando il gruppo di giovani socialisti di via Lungo il Mugnone, di cui facevano parte, fra gli altri, Ernesta Bittanti, Cesare Battisti e Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo, e iscrivendosi anch'egli al Partito socialista nel 1893. Terminata l'Università, intraprese dapprima la carriera di professore nelle scuole medie superiori, senza abbandonare gli studi di storia medievale il cui frutto più importante fu costituito dal lavoro "Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295", pubblicato nel 1899, nel quale proponeva una interpretazione della storia fiorentina basata sulle categorie del materialismo storico, riletta alla luce del pensiero di Achille Loria. L'intensa produzione scientifica di quegli anni gli valse, nel 1901, il conseguimento della cattedra di storia medievale e moderna all'Università di Messina. Frattanto egli veniva anche ampliando il quadro della propria formazione politica, attraverso la lettura di Carlo Cattaneo e di Giuseppe Mazzini. Il forte impegno politico all'interno del Partito socialista si espresse nella collaborazione alla stampa socialista («Critica sociale» e «Avanti!»), dove avviò, in particolare, una riflessione sulla questione meridionale oltre che sui grandi temi della politica socialista. La battaglia a favore di una riforma dell'istruzione e della scuola si concretizzò anche, in quegli anni, nella fondazione della Federazione nazionale insegnanti scuola media (FNISM) insieme a Giuseppe Kirner e Ugo Guido Mondolfo. Nel 1908 fu colpito da un grave disgrazia familiare: nel terremoto che distrusse la città di Messina perse la moglie, i cinque figli e una sorella ed egli stesso si salvò per puro caso. Alla prostrazione causata dalla terribile sciagura, Salvemini rispose con l'intensificazione della propria attività politica e civile. La battaglia antigiolittiana e la campagna per il suffragio universale furono le tematiche che più lo videro attivo in quegli anni e sulle quali si impegnò in prima persona, non solo con i propri scritti ("Il ministro della malavita") ma anche partecipando nel 1913 alle prime elezioni a suffragio quasi universale nel collegio di Malfetta, Bitonto e Terlizzi contro il candidato governativo, sostenuto dalle violenze dei mazzieri e dalla connivenza degli apparati dello Stato. Frattanto l'approfondirsi delle divergenze con i gruppi dirigenti del Partito socialista lo andavano allontanando dallo stesso partito, da cui uscì nel 1911 da posizioni democratico-radicali, per fondare il settimanale «l'Unità», attraverso il quale si propose di contrapporre alle astratte ideologie dei partiti tradizionali un programma politico basato sulla ricerca di soluzioni concrete per i reali problemi politici e sociali del paese. Sul piano della ricerca storiografica, nel corso del primo decennio del secolo Salvemini andò spostando i propri interessi dal medioevo all'età moderna e contemporanea per dedicarsi, in particolare, allo studio della Rivoluzione francese, di Mazzini e del Risorgimento italiano. Lasciata a seguito del terremoto l'Università di Messina, insegnò prima a Pisa per approdare poi alla cattedra di storia moderna dell'Istituto di studi superiori di Firenze. Critico di fronte all'impresa libica, allo scoppio della guerra mondiale si schierò a fianco dell'interventismo democratico, arruolandosi volontario e combattendo alcuni mesi sul Carso. Nel corso della guerra e nel dopoguerra sostenne, d'intesa con Bissolati e in forte polemica con i nazionalisti, le ragioni di una pace democratica che favorisse il rispetto delle aspirazioni e degli interessi delle varie nazionalità emerse dalla dissoluzione dell'Austria-Ungheria. Nel 1919 fu eletto deputato in una lista di ex-combattenti. L'esigenza di dimostrare la legittimità e l'opportunità della scelta italiana di rompere l'alleanza con gli Imperi Centrali spostò i suoi interessi di studioso verso la storia delle origini e dei rinnovi della Triplice alleanza e, più in generale, verso la storia della politica estera dello stato unitario, sulla quale tenne anche nel 1923 un importante corso presso il "King's College" di Londra. Gli anni dell'avvento del fascismo lo videro complessivamente defilato dall'impegno politico, che tuttavia riprese con lena e passione dopo il delitto Matteotti, divenendo rapidamente uno degli esponenti più in vista dell'antifascismo democratico. Nel 1925 dette vita, insieme a Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Nello Traquandi e altri, al primo giornale clandestino antifascista: il «Non Mollare», esperienza che si chiuse con la scoperta e l'arresto, a seguito di una delazione, dei promotori del giornale, fra i quali lo stesso Salvemini. Rimesso in libertà provvisoria, decise di espatriare clandestinamente per continuare dall'estero la battaglia antifascista, e si dimise dall'Università con una lettera che denunciava apertamente l'impossibilità di continuare l'opera di insegnante ed educatore sotto un regime illiberale e autoritario come quello fascista.
Nei primi anni d'esilio Salvemini visse fra la Francia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, tenendo conferenze e corsi di lezioni presso università ed istituzioni pubbliche e private. All'impegno costante per contrastare la propaganda fascista all'estero e per far conoscere nei paesi democratici le condizioni di oppressione dell'Italia, affiancò un'attiva partecipazione ai movimenti politici degli antifascisti all'estero, contribuendo, con Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Alberto Cianca e Alberto Tarchiani alla fondazione nel 1929 di «Giustizia e Libertà».
Nel 1934, grazie anche al sostegno di Giorgio La Piana, conseguì la cattedra di storia della civiltà italiana, istituita in memoria di Lauro De Bosis, presso l'Harvard University di Cambridge (USA). Senza abbandonare lo studio, condotto con il taglio critico dello storico, delle istituzioni e della società italiana sotto il fascismo, sulle quali scrisse opere fondamentali, Salvemini riprese in quegli anni nell'ambiente accogliente e stimolante dell'Università americana una ricerca storiografica a più ampio raggio, volgendo in particolare la sua attenzione alla crisi dell'Impero romano e alla storia della politica estera italiana nel cinquantennio liberale e nel corso della prima guerra mondiale.
Dopo lo scoppio della guerra, che egli percepì immediatamente come lo scontro decisivo fra la democrazie e le dittature fasciste, intensificò la propria azione antifascista, partecipando alla fondazione della "Mazzini Society" – da cui successivamente si distaccò – appoggiando l'iniziativa di Randolfo Pacciardi per la creazione di una Legione italiana che combattesse a fianco degli alleati, collaborando attivamente ai giornali dei gruppi antifascisti italiani («Nazioni Unite», «Italia libera», «La Controcorrente») e scrivendo decine di articoli per giornali e riviste americane di tendenza "liberal". Alla fine del 1940 prese anche la cittadinanza americana per sentirsi più libero di criticare e stimolare la politica americana nei confronti dell'Italia e dell'Europa. Dopo la liberazione dell'Italia riprese i contatti con amici e colleghi di un tempo e con i vecchi compagni di lotta. Nel 1947 rimise piede per la prima volta in Italia dopo venti anni d'esilio, per tornarvi poi stabilmente nel 1949, quando fu richiamato alla cattedra di Storia moderna all'Università a Firenze presso la quale tenne nell'anno accademico 1949-1950 un corso sulla storia del Risorgimento dalle origini all'unificazione, destinato ad essere pubblicato postumo. Gli ultimi anni di vita, trascorsi a Sorrento, li dedicò al completamento, alla revisione e alla ripubblicazione delle proprie opere, di cui progettò anche una riedizione integrale, che non poté realizzarsi che dopo la sua morte. Non cessò tuttavia di partecipare attivamente, col fervore polemico che lo caratterizzava, al dibattito politico del dopoguerra, collaborando a riviste quali «Il Mondo», «Il Ponte», «Critica sociale» e sostenendo, contro la politica "clericale" della Democrazia cristiana e l'ideologia "totalitaria" del Partito Comunista, la necessità di battersi per una "terza via" democratica, laica e riformista. Si spense a Sorrento il 6 settembre 1957.
Storia archivistica
- Dopo la morte di Gaetano Salvemini nel 1957 le carte che egli aveva presso di sé a Capo di Sorrento furono trasportate a Roma, per essere utilizzate nel quadro della pubblicazione delle opere e dell'epistolario salveminiani. Il nucleo iniziale fu successivamente arricchito delle carte che Salvemini aveva lasciato negli Stati Uniti al momento del ritorno in Italia e di altra documentazione donata da suoi amici, collaboratori o corrispondenti a vario titolo. Le carte furono via via conservate in sedi diverse: da ultimo in casa della vedova di Ernesto Rossi, Ada. Nel corso della prima metà degli anni '80 il Fondo è stato depositato in successive tranche presso l'Istituto storico della Resistenza in Toscana, per essere riordinato, inventariato e messo a disposizione degli studiosi. Nel 1998 è stato completato il riordinamento della sezione Manoscritti e materiali di studio e ne è stato redatto, a cura di Stefano Vitali, l'inventario analitico, pubblicato dall'Ufficio centrale per i beni archivistici del Ministero per i beni culturali e ambientali. Il carteggio, già in precedenza parzialmente schedato da Monica Valentini, è stato completamente inventariato nel 2007, grazie alla collaborazione degli Archivi storici delle Comunità europee, da Andrea Becherucci, con la collaborazione di Gherardo Bonini. Anche questo inventario è stato pubblicato.
Consultabilità
- L'accesso ai documenti avviene soltanto previa autorizzazione del Comitato per la pubblicazione delle opere di Gaetano Salvemini. Una volta ottenuta questa autorizzazione, la consultazione in ISRT avviene solo su prenotazione (archivio@istoresistenzatoscana.it) nei giorni e negli orari di apertura dell'archivio, previa presentazione del Modulo di accesso all'archivio e autorizzazione della Direzione.
Bibliografia
- S. VITALI, L'Archivio Salvemini, in «Informazione», VI (1987), 12, p. 39
S. BUCCHI, Nota sulla formazione dell'Archivio Salvemini, in «Il Ponte», XXVI (1980), 1, pp. 43-61